Modelli virtuosi da imitare per governare un fenomeno attualmente ancora fuori controllo. Alcune valide strategie adottate nei diversi Paesi dell’Ue.
Non tutte le infezioni correlate all’assistenza sono prevenibili, ma molto si può ancora fare nella governance del fenomeno per ridurne gli effetti deleteri. L’Unione Europea ha nel tempo consolidato un sistema di sorveglianza epidemiologica articolato in reti, a cui alcuni paesi partecipano di più e meglio di altri: Helics, ad esempio, standardizza la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (Ica) nelle aree ospedaliere e integra i dati provenienti dai sistemi sanitari nazionali per craere una base dati europea.
Earss-Net è la rete dedicata alla sorveglianza della resistenza antimicrobica europea, complementare ad Esac che raccoglie i dati sui consumi di antimicrobici in ambito comunitario e ospedaliero. Vi è poi HaiNet, l’importante rete europea di sorveglianza delle Ica coordinata dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc). Nel circuito costituito da queste reti di sorveglianza, la cooperazione europea passa anche attraverso protocolli condivisi (come le indagini di prevalenza puntuale a livello nazionale, richieste Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc). Nel circuito costituito da queste reti di sorveglianza, la cooperazione europea passa anche attraverso protocolli condivisi (come le indagini di prevalenza puntuale a livello nazionale, richieste periodicamente agli Stati membri), sistemi comuni per la convalida dei dati in termini di validità, affidabilità e comparabilità, modelli centralizzati di raccolta dei dati per la produzione di studi con analisi di impatto e di linee di indirizzo condivise per politiche sanitarie congiunte.
Ciononostante, mettendo a confronto le strategie adottate nei diversi Paesi dell’Ue, si osservano notevoli differenze nella governance del fenomeno, coesistendo realtà esemplarmente progredite ed altre caratterizzate d approcci ancora primitivi.
Tra i Paesi più evoluti si annovera la Francia, ove Santé Publique France (analogo del nostro Istituto Superiore di Sanità) coordina la sorveglianza delle Ica e dell’antimicrobico resistenza seguendo diverse missioni nazionali, che tengono conto anche dei contesti assistenziali (ad esempio, missione su assistenza urbana e settore medico-sociale; missione su atti di chirurgia e medicina interventistica; missione su strutture sanitarie; missione su dispositivi invasivi). L’Istituto francese opera attraverso una rete di sorveglianza e prevenzione delle infezioni (RéPiaS) con focus su vigilanza, prevenzione, comunicazione, valutazione, formazione, e mette in stretto collegamento i CPias (centri di supporto per la prevenzione delle Ica), le strutture regionali derivanti dalla riforma della rete CClin-Arlin, e i Centri di Riferimento Nazionali (laboratori di analisi microbiologiche).
In Germania, il Robert Koch-Institut è il capofila nella lotta contro le Ica e si avvale di preziose collaborazioni interministeriali.
L’area di ricerca centrale è quella relativa a resistenza antimicrobica e Ica. I progetti includono studi di intervento basati sui risultati, formazione di personale specializzato, progetti modello per l’assistenza sanitaria intersettoriale. Tra le iniziative degne di nota, si annoverano le reti di ricerca finanziate per esaminare questioni relative alla resistenza agli antibiotici in agenti patogeni che possono essere trasmessi tra esseri umani e animali. Le istituzioni di ricerca sanitaria e veterinaria, comprese le autorità federali del Ministero della Salute, del Ministero dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, dell’Istruzione e della Ricerca, sostengono una serie di azioni a ponte tra medicina umana e veterinaria nel quadro della piattaforma nazionale di ricerca sulle zoonosi. L’approccio internazionale (transfrontaliero) combinato con quello intersettoriale (one-health) assumono dunque in Germania straordinaria importanza per un’efficace sorveglianza delle Ica.
Un altro esempio interessante è quello della Svezia, dove l’Agenzia della salute pubblica conduce indagini ricorrenti sulla prevalenza delle Ica e sul consumo di antibiotici, con particolare attenzione alle strutture di lungodegenza. Le misurazioni si basano sul protocollo dell’Ecdc chiamato Halt.
Inoltre, in Svezia è in uso uno strumento informatico assistito da algoritmi di intelligenza artificiale che aiuta a monitorare l’incidenza di infezioni e l’uso di antibiotici, offrendo una stima del rischio a seconda dei contesti. Si tratta di un sistema per la registrazione continua delle Ica e delle cause di prescrizione di antibiotici. Gli algoritmi permettono al sistema di analizzare un numero molto grande di registri e identificare i pazienti che hanno sviluppato un’Ica. Sono stati, cioè, sviluppati algoritmi per identificare meglio i pazienti affetti da infezione, dimostrare la diffusione di queste infezioni a livello regionale e nazionale, usare modelli di supporto alle decisioni per quanto riguarda le prescrizioni di antibiotici.
In Italia, si va avanti invece dagli anni ’80 a suon di circolari ministeriali e piani strategici più o meno attuati, mentre occorrerebbe investire in un sistema di governance nazionale su notifica, basato su reti di sorveglianza standardizzata a distribuzione capillare nelle singole regioni, sostenuto da infrastrutture tecnologiche interoperabili e strumenti di intelligenza artificiale, idoneo per effettuare stime dinamiche e di precisione dei rischi di Ica (e correlata antimicrobico resistenza) in base al contesto assistenziale e alla realtà locale. Così, oltre a diffondere buone pratiche di intervento, si arriverebbe a governare un fenomeno attualmente ancora fuori controllo, con tutti i benefici diretti e indiretti che evidentemente ne deriverebbero su scala nazionale ed europea.

