22 Maggio 2026
Interoperabilità e infrastrutture digitali nazionali per la salute. L’Italia è pronta all’innovazione?
Articolo pubblicato su Panorama
Sanità digitale, EHDS e il futuro dell’innovazione sanitaria in Italia
di Fidelia Cascini
‘Nihil difficile volenti’ — è proprio il caso di dire pensando all’accelerazione che l’Italia ha impresso alla trasformazione digitale del settore sanitario a partire dal 2021, includendo tanto prestazioni e servizi per la salute supportati da tecnologie, quanto documenti clinici e dati sanitari elettronici.
Tra le prime manifestazioni del cambio di passo, tutti ricordiamo il green pass, il certificato elettronico rilasciato dalla piattaforma nazionale del Ministero della Salute per documentare l’avvenuta vaccinazione contro il virus Sars-CoV-2, o la guarigione dal COVID-19.
Poi si sono aggiunti gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per finanziare anzitutto il Fascicolo Sanitario Elettronico – FSE 2.0: uno strumento nativo digitale, omogeneo e interoperabile su tutto il territorio nazionale (differentemente dall’originaria versione del 2012), pensato per consentire a medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici specialisti di consultare e analizzare i dati clinici dei propri assistiti per le attività di diagnosi e cura (comprese quelle in telemedicina).
La piattaforma nazionale di telemedicina, anch’essa prevista nel Piano e progettata all’interno del modello digitale per l’attuazione dell’assistenza domiciliare, è stata avviata nel 2023 dopo circa due anni di tavoli di lavori politici e tecnici, finalizzati all’elaborazione di requisiti funzionali e tecnologici comuni, linee di indirizzo alle regioni, decreti per l’implementazione.
In pratica, la popolazione italiana sopra i 65 anni d’età affetta da cronicità cardio-respiratorie, tumori, diabete, malattie neurodegenerative, potrà dal 2026 usufruire di televisita, telemonitoraggio e teleassistenza come servizi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, ove eleggibile per questo tipo di prestazioni. E i medici coinvolti nei percorsi di cura di pazienti assistiti in telemedicina potranno avvalersi del teleconsulto per confrontarsi sul singolo caso clinico.
Il progetto telemedicina, già integrato con FSE sin dalla sua ideazione, richiederà però diversi anni per superare le importanti disomogeneità regionali esistenti e per garantire equità di accesso alle cure.
Nel disegno di un sistema sanitario italiano digitalizzato e completamente interoperabile, è contemplata anche la costruzione di un Ecosistema Dati Sanitari – EDS che, giunto da ultimo (dicembre 2024) tra i traguardi nazionali per l’innovazione della sanità, è centralizzato e diviso in tre comparti distinti di dati sanitari (quelli personali in chiaro, quelli pseudonimizzati e quelli anonimizzati), allo scopo di consentire la consultazione di informazioni per finalità di cura e assistenza, ma anche l’estrazione e l’analisi per finalità secondarie come quelle di ricerca e di governo.
Tutte queste infrastrutture consentono l’integrazione e il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale italiano al suo interno, e l’aderenza all’Unione Europea della Salute per facilitare la cooperazione tra gli Stati membri dell’UE, proteggere i cittadini da minacce transfrontaliere, aumentare la resilienza dei sistemi sanitari, migliorare l’accesso alle cure, la prevenzione e la disponibilità di farmaci e dispositivi medici.
In tale contesto s’innesta, infatti, il Regolamento 2025/327 sullo Spazio Europeo dei Dati Sanitari, che abilita l’uso primario (cura individuale) e secondario (finalità nel pubblico interesse come la ricerca) dei dati sanitari, curando in dettaglio tutte le dimensioni dell’interoperabilità: tecnica, semantica, organizzativa, legale.
L’Europa si posiziona così in modo distintivo sul piano globale mettendo al centro — differentemente da altri Paesi extraeuropei — l’uso etico delle tecnologie e dei dati sanitari per curare meglio, fare ricerca, generare innovazione e creare nuove risorse.
Lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari non è solo un regolamento o un ecosistema di dati: è una visione politica che dice cosa vogliamo essere come Unione e come Italia. È uno spazio di diritti, salute, opportunità e conoscenza.
Per l’Italia, è il momento giusto per proseguire con passo celere verso l’innovazione: ci sono nuove risorse europee disponibili, oltre agli impegni del PNRR come FSE, telemedicina ed EDS, in fase di completamento. Il sistema sanitario può essere modernizzato: infrastrutture, interoperabilità, formazione, standard; e noi non possiamo permetterci di arrivare tardi.
Il Digital Economy and Society Index – DESI 2025 ha in effetti riconosciuto all’Italia notevoli progressi nel potenziamento di infrastrutture e servizi pubblici digitali, incluso quello dell’eHealth. Al contempo, però, l’Italia è francamente in ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, e il suo ecosistema per startup e scale-up innovative rimane relativamente sottosviluppato.
Cosa serve allora? Il consolidamento di un ecosistema nazionale dedicato alla salute migliorando la maturità digitale in tutte le regioni in modo uniforme, ampliando le opportunità di fare ricerca e trasferimento tecnologico, favorendo iniziative come start-up e scale-up di settore, considerando incentivi mirati per settori strategici chiave come quello dell’intelligenza artificiale, rafforzando istruzione, formazione e riqualificazione professionale, sicurezza informatica, connettività.
A quel punto, l’Italia dimostrerebbe di essere decisamente pronta all’innovazione vantando una sanità digitale sistematica, equa e coerente, al passo con i tempi insomma.

